Una scuola che non possa più utilizzare i termini del buon senso: mamma, papà e compagno del papà? Famiglie senza un papà o senza una mamma per definizione? Famiglie senza figli per definizione? Dieci punti interrogativi dopo la manifestazione del 20 giugno, di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 19 /06 /2015 - 20:54 pm | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito un testo di Andrea Lonardo. Per approfondimenti, vedi la sotto-sezione Famiglia, affettività e sessualità, omosessualità e gender nella sezione Carità, giustizia e annunzio.

Il Centro culturale Gli scritti (19/6/2015)

Dobbiamo saggiamente custodire la distinzione tra l’essere fidanzati e l’essere sposi» (P.F.)

Non voglio chiederti cosa pensi del raduno che si è tenuto il 20 giugno, dei suoi numeri, di ciò che lì è avvenuto.

Mi interessa, però, che affrontiamo insieme le questioni che sono sul tappeto, altrimenti saremmo come degli struzzi che nascondono la testa sotto la sabbia.

Ho provato a sintetizzare in 10 punti le questioni che sono “in piazza”. Non sono questioni a favore di questa o quella persona o contro questa o quella persona, ma a favore di determinate scelte e, quindi, anche differenti da altrettante precise scelte.

Eccole in breve:

1/
Non possiamo e non vogliamo smettere di utilizzare il vocabolario che la nostra storia italiana ci ha tramandato. Le parole papà, padre, mamma, madre, nonno, nonna, bisnonno, bisnonna, fanno parte di questo patrimonio e sarebbe non solo sbagliato, ma addirittura ridicolo pretendere che si crei una neo-lingua ad hoc. Ci permettiamo, fra l’altro, di ricordare che una neo-lingua non ha mai attecchito, perché la lingua, come ci insegnano i grandi linguisti come de Saussure, è una sedimentazione lentissima. La scuola si deve attenere alla lingua che è parlata, alla lingua degli autori, dei poeti, dei romanzieri, degli scienziati, dei giornalisti. Se nasce un bambino la gente domanda spontaneamente: è maschio o femmina? Il discorso è ben più ampio delle considerazioni che si potrebbe obiettare a chi pretende l’abolizione della festa del papà o della mamma che sono francamente assolutamente secondarie, ma che mostrano come la pretesa di dominare in maniera dittatoriale il vissuto della gente, cercando di controllare il modo di parlare, sia un tunnel senza via d’uscita a causa del quale non si saprebbe più cosa fare nelle questioni minute della vita e della vita pubblica come quella scolastica – è ovvio che si deve continuare a celebrare a scuola un festa del papà ed una festa della mamma. I bambini imparano a sillabare da sempre - fra l’altro in quasi tutte le lingue del mondo – ripetendo papà, abba, dad, mamma, imma, mom, e non saranno certo i censori della lingua ad impedirlo.
Io credo che gli esperti del ministero - presi dalle pressioni ideologiche - non abbiano nemmeno cominciato a pensare qaunto si potrebbe coprire di ridicolo una scuola che, mentre ha difficoltà ad imporre la minima regola di comportamento, pretendesse invece un controllo linguistico
: ogni parola, ogni scritta, ogni circolare sarebbe bombardata da un'infinità di levate di scudi -  qui si vede che esiste un'ideologia gender, perché l'ideologia, poiché non riesce a controllare la realtà, cerca di controllare l'espressione!
Fra l’altro, io sono abituato a stimare grandemente i bambini e a non trattarli come dei cretini. Sono assolutamente certo che, qualsiasi cosa insegni loro un programma educativo commissionato a pagamento dallo Stato, quando gli si dirà che ha due mamme, lui dirà all’amichetto: «Mi vogliono far credere che ho due mamme, ma io so benissimo che quella è la mamma dalla cui pancia io vengo e l’altra è solo la compagna della mamma». E sono altrettanto certo che se un giorno le due - una volta che fosse legittimata la possibilità di “sposarsi” - divorziassero dopo il matrimonio, la madre “vera” direbbe altra: «Io sono la vera madre». Lo stesso nel caso di due compagni maschi. Il bambino direbbe al suo amichetto: «Quello è il mio papà. Lo vedi, gli somiglio pure. Mia mamma non mi hanno voluto dire dove sia, ma forse da grande la cercherò». E se ci fosse una separazione si giungerebbe talvolta all’esame del DNA. Alcune coppie di omosessuali maschi preferiscono mischiare gli spermatozoi in maniera da non sapere ora di chi è il figlio - segno rimosso che sanno bene quanto è difficile  e quanto è importante ammettere che è o dell’uno o dell’altro, ma non di tutti e due. Non serve una lingua nuova. Basta dire che uno è il papà o la mamma, l’altro il compagno e che non si sa dove sia il terzo - tanto il bambino lo sa già che è così.

Siete d’accordo allora che la terminologia, papà, mamma, padre, madre, fratello, nonno, nonna, bisnonno, zia, ecc. sia tranquillamente utilizzata nella scuola o volete creare l’esperanto del gender?

N.B. Rivolgo questa domanda - e quelle che seguiranno - a tutti, comprese le persone che si autodefiniscono LGBT. I miei amici omosessuali dicono di voler essere rispettati nei loro sentimenti e che, proprio per questo, non vogliono che si equipari il loro amore a quello che hanno per la famiglia che ha dato loro la vita, perché sanno esattamente che esiste una differenza fra l’uno e l’altro. E che la differenza è questa: si riceve la vita sempre e solo da un ovulo e da uno spermatozoo e si è quindi sempre figli di una donna e di un uomo. Abbiamo tutti ricevuto la vita da una famiglia. Non è una costruzione ideologica, bensì un fatto. Dinanzi ai fatti nasce lo stupore. Nelle discussione ideologiche, invece, si dibattono opinioniPer questo i miei amici omosessuali amano continuare a chiamare papà e mamma i loro genitori e non ci trovano nulla di strano.

2/
Si moltiplicano, dopo la sorpresa iniziale, interventi di educatori e di genitori che ritengono che i bambini non debbano avere un’educazione sessuale nelle scuole, almeno fino ai 10 anni. Non la debbono avere di alcun tipo. Ci pensa la famiglia per questo. I media, cavalcando l’idea che la famiglia sia un costrutto puramente culturale, hanno spinto le agenzie educative, in primis la scuola, a gettarsi a capofitto sulla questione. In particolare ci si è concentrati sulla scuola materna e sulle cosiddette elementari, quasi che queste avessero assoluto bisogno, anzi fosse una delle loro esigenze oggi più significative, di parlare ai bambini di sessualità, spiegando loro che esistono tanti tipi di famiglie. Ebbene i bambini non hanno alcun bisogno che si parli loro di sessualità e di gender. Hanno una loro sessualità infantile, che passa poi in una fase di latenza, e che si risveglia poi con la pre-adolescenza. Come hanno fatto notare Monica Ricci Sargentini e Susanna Tamaro fra i tanti (Da bambina volevo essere un maschio. Meno male che allora non c’era il gender, di Monica Ricci Sargentini  e Contro il politicamente corretto. Spiegare ai bambini ciò che sesso non è, di Susanna Tamaro), non è di una “educazione sessuale” o di una “educazione/rieducazione al gender” di cui hanno bisogno i bambini. Ci pensa il tempo e l’esperienza, guidati dalla saggezza dei genitori. I genitori, non lo Stato, sono i primi responsabili dell’educazione.

Siete d’accordo che i circa 200 milioni di euro stanziati per parlare di affettività ai bambini - fin dall’asilo e dalla materna - siano invece da destinare ad altre necessità delle scuole decisamente prioritarie oggi (si pensi solo al degrado degli ambienti scolastici)?

3/
I bambini hanno bisogno di crescere con un’educazione che li abitui alla diversità, a diffidare degli stereotipi, a vincere il bullismo. Ebbene per questo abbiamo innanzitutto bisogno non di nuovi corsi, ma di un corpo docente che abbia autorevolezza. I recenti tragici fatti (la drammatica morte di un giovane in gita scolastica come gli episodi di bullismo nelle scuole) ci confermano nella convinzione che la scuola non abbia bisogno di lezioni aggiuntive - diceva un antico saggio che il miglior modo di affossare un problema è quello di creare una commissione che se ne occupi, organizzando discussioni e corsi sul tema - bensì di una serie di regole che docenti e genitori condividano e facciano poi rispettare insieme. Il bullismo deve essere affrontato di petto nella scuola ed ogni forma di pregiudizio deve essere combattuta  nella società. La scuola deve essere supportata contro ogni forma di pregiudizio, da quello contro un determinato orientamento sessuale, a quello contro una determinata forma religiosa, sia essa ebraica, cristiana o musulmana, a quello contro ragazzi figli di immigrati e così via.

Siete d’accordo che deve crescere l’autorevolezza dei docenti nella scuola e che i genitori debbono sostenere i docenti quando questi impongono delle regole di comportamento necessarie al buon andamento del percorso educativo? Siete d’accordo che si accresca una sensibilità della scuola ad avere un suo preciso dress code, ad incoraggiare gli atteggiamenti virtuosi dello studi e dell’impegno, così come della correttezza di comportamento a tutti i livelli (e solo conseguentemente, in ambito affettivo-sessuale), a non incentivare  ogni precocizzazione e ad evitare ogni esibizionismo in ambito affettivo?

4/
Se si volessero proporre corsi sul rispetto della diversità a partire dalla scuola secondaria, la necessità primaria apparirebbe immediatamente quella di partire dalla differenza fondamentale fra maschi e femmine, aiutando i ragazzi a comprendere che si deve avere rispetto per le ragazze che hanno modalità proprie di comunicare e le ragazze ad avere rispetto per i maschi con le loro peculiari modalità, per trattare poi in secondo luogo anche delle differenze di minoranza, come il rispetto per un ragazzo, ad esempio, con orientamento transessuale. La differenza che fa più difficoltà oggi è proprio quella fra ragazzi e ragazze, dove l’intero mondo degli adulti si astiene da qualsiasi indicazione. Chiunque stia in mezzo ai ragazzi si accorge quanto sia facile per loro ridurre l’altro sesso ad un puro oggetto di appagamento di piacere e come invece siano attentissimi quando si apre il discorso della maturazione di una capacità di amare e li si faccia intravedere l’orizzonte di una famiglia, anche se la costruzione effettiva di essa giungerà più tardi. Il rispetto dello specifico femminile della maternità aiuterà poi a mantenere alta la vigilanza su quel che riguarda il mondo degli adulti: decenni di lotta per la difesa della donna - si pensi solo alle leggi a tutela della posizione professionale della donna in caso di una gravidanza - non possono essere oggi azzerati come se non ci fosse uno specifico femminile nella gravidanza da difendere.  

Siete d’accordo che dimenticarsi di partire dalla differenza maschio-femmina, come del luogo decisivo per accettare ogni altra diversità, sia fallimentare  e releghi in un angolo la questione femminile che oggi dovrebbe essere, invece, riportata all’attenzione di tutti? Siete d’accordo che è bene parlare ai ragazzi di famiglia, aiutandoli ad immaginare il loro futuro?

5/
Non c’è alcun bisogno di parlare di famiglia costituita da un uomo e da una donna - non esiste un heterosexual pride! - perché ognuno di noi, anche un omosessuale, deve la sua vita a migliaia di generazioni di famiglie di maschi e di femmine che gli hanno dato la vita. Se anche un giorno diventasse possibile uno stravolgimento tale della sessualità da poter concepire figli in laboratorio senza gesti d’amore - (come in A. Huxley, Il mondo nuovo) - quei bambini dovrebbero comunque la vita ad innumerevoli famiglie, ad innumerevoli coppie di uomini e di donne che si sono amate nei secoli, prima che gli scienziati contemporanei creassero laboratori genetici.

Chi è d’accordo che, a motivo di questa meravigliosa storia che ci precede, sia bello manifestare gratitudine a tutte le famiglie che ci sono succedute nei secoli e ci hanno trasmesso la vita e dato la possibilità di trasmetterla a nostra volta? Chi vuole dire grazie unito a noi ai genitori, ai nonni, ai bisnonni, ai trisnonni, ai quadrisnonni e così via lungo l’albero genealogico?  

Albero genealogico della famiglia Mocenigo 

6/
Tutti siamo appassionati di diritti umani , perché amiamo l’uomo, e quanto più lo siamo tanto più dobbiamo affrontare la spinosa questione della maternità surrogata. Due sono i diritti violati, quello della donna e quello del figlio.

Innanzitutto, la maternità surrogata - se anche non lo chiamate “utero in affitto”, basta che ci intendiamo sulla cosa - è una violazione gravissima della dignità della donna, dignità per la quale hanno lottato da decenni, le femministe. Non possiamo calpestare questa dignità. Nessuno ha il diritto di pagare una donna stimolandola con ormoni perché produca ovuli per altri. Né si ha il diritto di impiantare per denaro embrioni in una seconda donna, anch’essa da stimolare con ormoni, perché porti avanti la gravidanza. Nessuno ha il diritto di creare situazioni nelle quali sia poi necessario scegliere se i bambini nati in questo modo possano essere accolti o rifiutati a seconda se siano sani o con disabilità, se abbiano, per uno scambio non previsto, un colore di pelle che non ci aspettavamo, quale accogliere dei due o tre gemelli in caso di una gravidanza di più creature al posto dell’unico figlio che era atteso.

Siete d’accordo a firmare tutti insieme il manifesto laico Stop Surrogacy Now, scritto da personalità di diversi orientamenti etnici, culturali, religiosi (fra i quali femministe, madri che hanno avuto figli con maternità surrogata, esponenti LGBT, attivisti di ONG, medici, filosofi)? Siete d’accordo a firmarlo, perché vogliamo insieme che gli Stati che hanno legislazioni che abominevolmente consentono la maternità surrogata, la vietino e si cessi di sfruttare le donne povere del mondo, calpestando i loro diritti? 

7/
Nel caso della maternità surrogata un secondo diritto viene violato: quello del bambino che ha diritto a crescere avendo vicino a sé la madre che lo ha partorito. Tutte le ricerche psicologiche recenti dicono che il bambino percepisce il tono della voce della madre già nel grembo, che la riconosce per il suo odore (vedi il doudou), che la sua presenza lo tranquillizza, che il latte del seno della madre è il migliore per lui è che è bene fare campagne contro la diffusione del latte artificiale (per qualcuno questo è addirittura un criterio etico per boicottare i prodotti di un’azienda che incoraggi l’utilizzo del latte in polvere per bambini).

Siete d’accordo ad opporvi al fatto che un bambino viva lontano dalla madre che lo ha partorito, perché per lui quella madre è decisiva? Perché ha bisogno di quella madre e soffre, anche se non può esprimerlo a parole, quando gli viene sottratta?

Una riflessione analoga, anche se diversa - perché la necessità del padre emerge nel corso dello sviluppo - potrebbe essere fatta per la figura paterna. La decisività della presenza delle figure del padre e della madre sono insegnate dalla moderna Teoria dell’attaccamento, per chi volesse approfondire

8/
La vera novità della situazione attuale non è data innanzitutto da presunte teorie - molti esponenti che si autodefiniscono LGBT dicono che l’ideologia gender è un’invenzione - bensì dallo sviluppo della tecnologia. Noi viviamo in un tempo tecnocratico, nel quale è possibile, così come è facile produrre OGM, allontanarsi tanto dalla natura da “produrre” un bambino.

Siete d’accordo che la maternità surrogata è contro un’ecologia integrale della terra e dell’uomo e che essa è ben più pericolosa per la madre e per lo sviluppo della società intera della creazione in laboratorio di OGM? Io, su questo, sto con il verde José Bové (Bové: da ecologista dico no all'utero in affitto). E voi?

9/
La famiglia nell’ordinamento civile non è semplicemente un diritto, ma comporta una precisa assunzione di doveri e responsabilità. Ad esempio, per lo Stato italiano la famiglia non ha solo come remota ipotesi la fedeltà e la durata nel tempo, ma le implica. Questo è così vero che la fedeltà viene espressamente richiesta nell’atto del matrimonio e che la durata nel tempo è tale che un eventuale divorzio deve esser dichiarato e comporta un debito - ad esempio, il pagamento degli alimenti e l’utilizzo della casa - in caso di abbandono della famiglia stessa. Solo per fare un esempio, mai i nostro genitori si sarebbero sognati di andarsene in vacanza ognuno per conto proprio.
La famiglia ha anche delle responsabilità nella generazione dei figli, prima ancora che nella loro educazione. Non è un diritto della famiglia avere dei figli, ma un preciso dovere. Nell’ordinamento italiano se uno dei coniugi si rifiuta di dare figli alla famiglia stessa, in caso di separazione viene ritenuto colpevole e si assume l’onere del fallimento anche dal punto di vista economico.
Insomma la famiglia non è composta da due persone che si vogliono bene - due innamorati non sono una famiglia per lo Stato -, ma da due persone che mettono al centro della loro vita una realtà più grande di loro due individualmente presi e che li impegnerà idealmente per tutta la vita (di questa realtà sono segno i figli, ma non solo).
Lo Stato interviene a sostenere la famiglia, anche dal punto di vista economico, proprio per questo impegnarsi delle due persone con tutto loro stesse a vita in qualcosa che è più grande di loro stesse - si veda l’articolo 31 della Costituzione della Repubblica Italiana in cui si menziona esplicitamente il caso di famiglie con figli numerosi per l’importanza sociale del loro compito: «La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose».

Siete d’accordo che sia assurdo parlare del diritto ad una famiglia senza alcuna riflessione sui doveri che comporta il formare una famiglia? Siete d’accordo che sia il tempo di mostrare perché vale la pena sposarsi piuttosto che convivere?

10/
I media, come sempre, danno le loro letture fuorvianti degli eventi, accusando chi è sinceramente convinto delle 9 tesi su esposte di essere omofobo. Ovviamente così si ingraziano le persone che risolvono tutto, dicendo: «Chi non vuole le adozioni per le coppie omosessuali è un omofobo. Chi non vuole progetti che presentino diversi tipi di famiglie ai bambini è omofobo».
Pensiamo di aver chiarito a sufficienza con i primi 9 punti che così non è
e che l’accusa di omofobia è un facile paravento per non affrontare i problemi.
In particolare,  ci sembra che un atteggiamento conflittuale da parte di coloro che sembrano ossessionati da chi con semplicità si dichiara contrario alla maternità surrogata/utero in affitto e così via debba essere abbandonato per aprire quel campo di lavoro oggi così trascurato che è la discussione sulle origini dell’orientamento sessuale della persona.
Non c’è, come è noto, un accordo degli studiosi su questo. Per fare il caso dell’omosessualità, ad esempio, c’è chi ritiene che l’omosessualità sia nella maggioranza dei casi una libera scelta, chi ritiene che sia nella maggioranza dei casi dipendente da cause genetiche, chi ritiene che nella maggioranza dei casi dipenda da origini psicologiche, chi la ritiene generata da fattori culturali.
Ora i due estremi hanno una loro parte di verità, ma anche evidenti limiti: se l’omosessualità fosse una libera scelta, nessuno si scandalizzerebbe nel sentir dire che allora si può proporre ad una persona di cambiare orientamento. Se tutto dipendesse, invece, da un’eredità genetica non vi sarebbe alcuna libertà, ma solo l’impossibilità di mutare.
La maggior parte degli psicologi ritiene piuttosto che, data la libertà umana e dato un determinato patrimonio ormonale e bio-chimico, moltissimo dipenda dai primi anni di vita nel gioco delle figure genitoriali materna e paterna (la dimensione psicologica) e molto dalla cultura in cui si vive (per cui l’omosessualità potrebbe essere osteggiata dalla cultura dominante o potrebbe essere incentivata come un must desiderabile contro le stesse intenzioni degli individui: ci possono essere stereotipi consegnatici dal passato e nuovi stereotipi che invitano, ad esempio, tramite la pubblicità a vestire e comportarsi in senso androgino).

Siete d’accordo che dobbiamo iniziare a parlare serenamente e seriamente delle origini dell’orientamento sessuale di una persona e, soprattutto, di come esso sia determinato dalle esperienze che abbiamo fatto fin dal grembo materno, perché siamo esseri in relazione e non individui a se stanti?

In estrema sintesi: possiamo camminare insieme nel rispetto e nella diversità, ma tutti d’accordo su punti essenziali come questi?

Albero genealogico della famiglia Medici, ramo di Cafaggiolo