Breve apologia di Star Wars VII. Il risveglio della forza. Appunti di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 03 /01 /2016 - 15:08 pm | Permalink
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Per altri articoli, vedi la sotto-sezione Cinema, nella sezione Arte e fede.

Il Centro culturale Gli scritti (3/1/2016)

Star Wars non è un film enorme. Come ha affermato un giovane critico che tutto conosce di Star Wars, l’episodio VII non rischia nulla, ma ripete quasi pedissequamente, con poche novità, quanto si è già visto, probabilmente perché molto era già stato detto nei 6 episodi precedenti e perché non innovare eccessivamente era l’unico modo per assicurarsi il successo ed il legame con i fans di Star Wars.

Perché un’apologia allora? Perché lodare Star Wars VII?

1/ Innanzitutto perché riporta ai temi mitologici antichi, alla lotta fra il bene ed il male, ad una vita in cui non basta rimanere nella propria nicchia, ma bisogna prendere posizione e scendere in campo per combattere. Esattamente come nei precedenti 6 episodi “classici”. Tutta la mitologia antica greca e latina educava i giovani attraverso la proposta di un ideale di fedeltà e giustizia, attraverso l'invito ad affrontare la lotta fino al rischio della vita per difendere la società civile e la sua libertà. Ed educava non attraverso astratte riproposizioni dell’ideale, bensì attraverso figure concrete che il giovane vedeva lottare e morire. Star Wars VII è educativo. Non è poco. Appassiona con le sue immagini, permette di entrare nel vortice dell’emozione ed, insieme, educa tornando ai temi eterni e seri della vita. È bello vedere bambini anche molto piccoli presenti al cinema che domandano della morte degli eroi e capiscono il loro sacrificio.

2/ In secondo luogo, c’è un ulteriore aspetto di Star Wars VII che ricorda implicitamente che al mondo greco-romano è succeduto il cristianesimo. In Star Wars VII non ci sono destini ciechi, bensì persone libere che decidono, anche se a volte esitando, di rischiare perché ce bisogno della loro azione. Il mondo è in pericolo e non si può restare con le mani in mano. Mi tornano in mente le parole dette da un padre gesuita molto sapiente che diceva: “Se ami una ragazza, non stai ad aspettare che lei venga da te. Fai di tutto per creare le occasioni di incontrarla. Non stai ad aspettare”. Così è della fede - diceva: "Non aspetti la vocazione, ma ti impegni per cercarla, per trovarla. Ti muovi. Non stai ad aspettare con le mani in mano che arrivi dal cielo una voce". Ed una suora di clausura mi diceva similmente che le donne comprendono la vocazione in maniera diversa dai maschi: capiscono che Dio le chiama non perché ricevono una vocazione diretta, bensì perché avvertono chiaramente che la vita è in pericolo, che il bene deve essere difeso. Se la vita è in ballo, c’è bisogno di loro e non possono tirarsi indietro.

I personaggi di Star Wars VII sanno che non c’è tempo da perdere, capiscono che le scelte sono questione di vita o di morte. Sul pianeta Jakku si incrociano Poe Dameron, il miglior pilota della Resistenza, lo stormtrooper FN-2187, fuggito dalla brutalità del Primo Ordine e ribattezzato Finn da Poe, e Rey, una giovane che sopravvive vendendo rottami. Sono personaggi “semplici”, ma quando la vita chiede di schierarsi, anche se con esitazioni, sanno che debbono scegliere il bene e rigettare il male anche a rischio della vita.

3/ In un passaggio decisivo è la stessa visione cristiana della vita ad essere chiamata in causa più direttamente. Quando Han Solo si confronta con il figlio Kylo Ren, il cui vero nome è Ben, e cerca di convincerlo ad abbandonare il Lato Oscuro, Kylo gli parla con le stesse espressioni della Lettera di San Paolo apostolo ai Romani. Sente che il bene lo attira, conosce ciò che è bene, ma non ha la forza di compierlo. E chiede al padre di aiutarlo, perché da solo non potrà farcela. Il dialogo, ben al di là di ciò che avverrà immediatamente nel film e poi nei due episodi che seguiranno, riporta al grande tema cristiano della divisione del cuore umano. Il cuore umano è diviso, ma mai il bene cessa di essere presente nel cuore stesso, anche se la libertà da sola non riesce a seguire il bene, se la grazia non soccorre. Se negli altri episodi centrale era la figura un padre che si era perso e che si ritrovava dinanzi ad un figlio buono e leale, in Star Wars VII è invece un figlio che si è perso e si trova posto dinanzi ad una paternità che lo precede: Han Solo, come padre, non perde la speranza, e tale speranza aleggia nel film anche se sul momento la paternità dovesse essere sconfitta. Star Wars VII ricordare a tutti l’esigenza di un redentore, di un padre, che ogni uomo porta in sé. Ed, in effetti, la tematica del rapporto padre-figlio continua a tessere, come negli altri episodi, il sottofondo del film

4/ Infine, luminosa è l’esistenza di una compagnia. È un piccolo popolo quello che combatte il male, ma lo combatte insieme. Tanti perdono la vita nella lotta, ma il sacrificio non solo non spegne lo sguardo di bene che li accompagna, ma anzi lo ravviva. C’è commozione nella piccola compagnia, c’è un guardarsi anche a distanza per difendere alle spalle i compagni di lotta, c’è allegria e sorriso. Il Primo Ordine conosce la grandezza, ma è una grandezza tetra, ossessiva, massificante. Non un popolo di persone, ma una macchina totalitaria infernale, che ricorda nazismi e comunismo-leninismi.