«I giovani preti imparino specialmente le cose che potrebbero essere richieste dai nostri tempi, per la cui necessità potrebbero essere angosciati, le quali potrebbero creare difficoltà e problemi... siano istruiti in tutte le cose necessarie per dare una risposta adeguata e valida alle presenti necessità della nostra epoca». Pio XII istituì l’istituto del Sant’Eugenio, annesso alla parrocchia allora creata, per sostenere i preti appena ordinati nel saper affrontare i problemi del tempo presente come parte integrante della loro maturazione spirituale

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 21 /02 /2016 - 15:41 pm | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito la traduzione curata da Tommaso Spinelli del Motu proprio QUANDOQUIDEM TEMPLUM di papa Pio XII. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, cfr. la sezione Catechesi, scuola e famiglia.

Il Centro culturale Gli scritti (21/2/2016)

PIUS PP. XII

MOTU PROPRIO

QUANDOQUIDEM TEMPLUM

Sul Pontificio istituto S. Eugenio per i giovani sacerdoti

Dal momento che, piacendo a Dio, la chiesa da dedicare a S. Eugenio I e la casa ad essa adiacente tra non molto tempo già saranno disponibili - ed anzi vogliamo qui ringraziare sentitamente tutti coloro grazie alla generosità dei quali questo è stato possibile- abbiamo il desiderio e la volontà che in quel luogo sia fondata una parrocchia che sia governata ed amministrata secondo le stesse norme e gli stessi regolamenti utilizzati nelle altre parrocchie dell’Urbe.

In secondo luogo, abbiamo nell’animo il desiderio di fondare in quella stessa sede un altro istituto che crediamo porterà molti frutti per il clero romano, che ci sta molto a cuore. Infatti, ci sono alcune cose talmente necessarie per il progresso della fede cattolica che lo stato e la crescita della Chiesa stessa è intimamente legato ad esse. Tra queste certamente bisogna annoverare la retta istruzione e formazione dei giovani sacerdoti. Per questo motivo non solo i nostri predecessori, ma anche gli antistiti in ogni parte del mondo ebbero sempre la cura di dedicare speciali attenzioni a tale tema. Questo, dopo il concilio di Trento, fu conseguito attraverso la creazione di seminari nelle singole diocesi, nei quali giovani scelti e chiamati per ispirazione divina a prendere i voti sacerdotali fossero educati adeguatamente.

Tuttavia, quando i giovani sacerdoti escono da questi luoghi di formazione per esercitare il ministero che gli è stato affidato, sebbene siano dotati di una solida formazione spirituale e di una ardente carità, sentendo l’afflato del mondo ed essendo travolti in mezzo ai pericoli e alle difficoltà della nostra epoca, non raramente avvertono di non essere sufficientemente preparati per far fronte alle crescenti necessità delle persone. Talvolta si avviliscono nel loro animo, perché si accorgono che – non senza la loro stessa difficoltà - sono attaccati violentemente da coloro che si oppongono alla virtù e alla dottrina cristiana.

È dunque necessario che i giovani ordinati da poco si esercitino in quelle discipline e in quelle cose che sono necessarie per permettergli di usare prontamente, agevolmente ed efficacemente le nuove forme di apostolato richieste dalla nostra epoca. Certamente, tutti comprendono che specialmente i primi anni di sacerdozio, quando i ministri sacri escono dal rifugio sicuro del seminario in campo aperto per mettere in pratica ciò che hanno appreso durante la loro formazione, sono di grande importanza, e talvolta non di lieve difficoltà. Se è vero che da questi dipende spesso l’andamento della loro vita, e dunque la loro crescita umana e spirituale e la maturazione del loro carisma sacerdotale, allora è facilmente comprensibile quanto sia opportuno ed anzi necessario che nei primi anni del loro ministero sacro questi giovani abbiano guide e maestri eccellenti, i quali mostrino loro non solo i precetti della dottrina, ma anche un esempio concreto dell’esercizio del ministero sacerdotale.

Questo certamente non è un fatto nuovo nella storia della Chiesa. Infatti, a Roma san Filippo Neri si dedicò a questa attività, san Carlo Borromeo svolse lo stesso servizio a Milano, e durante lo scorso secolo san Giuseppe Cafasso vi si dedicò a Torino gestendo il “Convitto Ecclesiastico”, ben noto a tutti. Ma molte altre iniziative ed istituti di questo genere potrebbero essere ricordati, i quali contribuirono grandemente all’ottima formazione dei sacerdoti. Noi, considerando opportunamente queste cose e volendo fortemente che il clero giovane dell’Urbe – a noi particolarmente caro - non manchi di questi aiuti, desideriamo e vogliamo fondare a Roma un istituto pontificio a cui sia affidato questo servizio importantissimo. Perciò attraverso questo atto dato come motu proprio decretiamo che quegli edifici, sopracitati, siano da destinare non solo alla nuova parrocchia, ma anche al nuovo istituto pontificio per la formazione dei giovani sacerdoti di Roma. Inoltre stabiliamo e decretiamo quanto segue:

1-Che il rettore di tale istituto pontificio sia eletto da noi e dai nostri successori dopo aver consultato il cardinal vicario di Roma.

2-Che i giovani sacerdoti di Roma trascorrano un certo periodo di tempo in questo luogo, affinché facciano pratica non solo della virtù ma anche del ministero sacerdotale, ed in particolar modo di quelle forme di apostolato che il nostro secolo ha visto introdurre.

3-Questi imparino specialmente le cose che potrebbero essere richieste dai nostri tempi, per la cui necessità potrebbero essere angosciati, le quali potrebbero creare difficoltà e problemi. E perciò siano istruiti in tutte le cose necessarie per superare più facilmente tali pericoli e dare una risposta adeguata e valida alle presenti necessità della nostra epoca.

4-Siano fatti esercitare nel tenere discorsi nelle assemblee sacre e nell’abilità di insegnare la dottrina della fede cristiana. A tal scopo si riuniscano nei locali della parrocchia dove la loro opera sia adeguatamente e diligentemente guidata.

5-Parimenti si esercitino nel gestire le parrocchie sotto la guida di ottimi maestri.

-Facciano vita comune grazie alla quale possano sperimentare grandi progressi di utilità spirituale.

Mentre noi decretiamo queste cose, con dolcissima speranza le rendiamo ufficiali affinché i sacerdoti di Roma, grazie all’aiuto di questo istituto siano in grado di provvedere e di prendersi meglio e più efficacemente cura del loro sacro ufficio e del popolo romano, con l’aiuto della grazia divina.

Ciò che è decretato e stabilito da Noi con questo documento dato in forma di motu proprio, sia valido e ratificato, non essendoci alcuna istanza contraria.

Dato a Roma, in S. Pietro, 2 Aprile 1949, anno undicesimo del nostro pontificato.

Pius XII