1/ Follia della creazione e noia del mercato, di Fabrice Hadjadj 2/ È troppo umano il disegno intelligente, di Fabrice Hadjadj

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 17 /04 /2016 - 08:05 am | Permalink
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1/ Follia della creazione e noia del mercato, di Fabrice Hadjadj

Riprendiamo da Avvenire del 3/4/2016 un articolo di Fabrice Hadjadj. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per altri articoli di Fabrice Hadjadj, cliccare sul tag fabrice_hadjadj.

Il Centro culturale Gli scritti (17/4/2016) 

Sterna paradisea

Avete mai pensato alle lingue del camaleonte, del formichiere, del picchio verde? Conoscete il chiasmodon niger, il pesce degli abissi detto anche “black swallower” che ha uno stomaco elastico che gli permette di inghiottire pesci ben più grossi della sua taglia?

E la sterna paradisea, che ogni anno vola per 70.000 chilometri dall'Artide all'Antartide, coprendo così durante la sua esistenza un po' di più di sei volte la distanza dalla Terra alla Luna? E la cyphonia clavata, quel tipo di mosca innocua che porta sulla schiena un travestimento da formica velenosa per proteggersi? E l'araneus rota, ragno del deserto che ha il colore della sabbia e si sposta facendo la ruota sulle sue otto zampe sottili?

Ma perché concentrarsi su questi animali rari? Una mucca che bruca pacificamente l'erba possiede una forma completamente originale e farebbe la figura di una bestia favolosa là dove non ci fossero che ricci di mare o canguri…

Un giorno il rabbino Nissim di Charenton mi propose quest'osservazione esegetica: «Prima dei dieci comandamenti ci sono le dieci piaghe d'Egitto, e prima delle dieci piaghe d'Egitto ci sono le dieci parole con cui l'Eterno creò tutta la diversità dell'universo».

Con questo voleva dire che non è possibile aprirsi alla vera morale senza avere considerato prima il dramma della storia e la fantasia della creazione. Quest'ultimo punto significa che il Dio che proibisce l'adulterio è lo stesso che ha creato la piovra e lo struzzo, o che onorare il padre e la madre entra in risonanza con l'invenzione del rospo delle canne, della talpa dal naso stellato, del Casuarius casuarius e delle galassie…

Dove va a parare una simile constatazione? mi chiederete. Semplicemente all'idea che la legge divina, lungi dallo schiacciarci, c'è per renderci partecipi di questa creatività abracadabresca. Perché, bisogna riconoscerlo, davanti a un tale guazzabuglio di esseri viventi così bizzarri, l'immagine fondamentalista della divinità può solamente sgretolarsi e lasciare spazio alla visione di un poeta sconcertante, ultra-surrealista, amico del grottesco, esploratore di tutte le combinazioni fino alle più incredibili.

Purtroppo, quando vi trovate al museo di storia naturale di New York per ammirare l'esposizione Life at the Limits e non potete non stupirvi davanti alle stravaganze a trecentosessanta gradi della natura, una voce off non smette di cercar di azzittire la voce della vostra coscienza e di ridurre il vostro stupore alle norme del funzionalismo e del management contemporanei.

Vi ripete, infatti, che tutto questo è solamente il prodotto di struggle for life, la lotta per la vita, il caso, la selezione naturale, l'adattamento, competizione... La sterna dell'Artide farebbe quei milioni di chilometri solo per la sua sopravvivenza, il che la renderebbe più piccione di un piccione, poiché perlomeno quest'ultimo può accontentarsi per sopravvivere di ogni piccolo spazio.

E la vita, in generale, sarebbe molto più stupida del più piccolo sasso, poiché farebbe sforzi inauditi per giungere a una conservazione molto più precaria di quella di quest'ultimo. Ma non importa, ragazzo mio! Bisogna battersi per un salario miserabile! Bisogna adattarsi all'estensione indefinita del campo di lotta! Bisogna essere sempre più stupidi e competitivi!

È così che la divulgazione scientifica del Museo di storia naturale si sforza di proiettare sullo splendore che ci riempie gli occhi la cupa concorrenza del mercato capitalista e non vede nell'apparizione delle specie altro che l'applicazione di quei principi che valgono innanzitutto per l'erezione dei grattacieli newyorchesi.

Ed è così che le dieci parole creatrici, che sono la condizione per l'ascolto dei dieci comandamenti, sono spogliate della loro libertà. Tutta la loro poesia è ricondotta a uno stretto utilitarismo, affinché tutti i comandamenti si riducano al solo “Adattati o crepa!” che è il vero motto del progresso.

Sterna paradisea

2/ È troppo umano il disegno intelligente, di Fabrice Hadjadj

Riprendiamo da Avvenire del 27/3/2016 un articolo di Fabrice Hadjadj. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per altri articoli di Fabrice Hadjadj, cliccare sul tag fabrice_hadjadj.

Il Centro culturale Gli scritti (10/4/2016) 

Si può rendere omaggio alle buone intenzioni del cosiddetto Intelligent Design – ovvero il “Disegno intelligente”. Secondo questa teoria, “alcune caratteristiche dell'universo e delle cose viventi sono spiegabili meglio attraverso una causa intelligente, che non attraverso un processo non pilotato come la selezione naturale”. Basta ammirare il disegno dell'ofride fior di bombo, il petalo a pedale della salvia o semplicemente la fotosintesi che trasforma la luce in zucchero, e sembra proprio indiscutibile: c'è intelligenza nella pianta, anche se non è l'intelligenza della pianta. La conclusione che il tutto provenga da un'intelligenza trascendente pare quasi inevitabile…

Dico “quasi” perché questa teoria pone enormi problemi, non solo dal punto di vista scientifico ma anche e soprattutto da quello filosofico e teologico. A dire il vero, l'appena conquistata rivincita di un Dio-ingegnere si muta subito non nella celebrazione di Dio, ma nell'apoteosi dell'ingegnere.

L'essenziale non sarebbe dovuto al caso, ma a un design, un piano. In questo modo, la prova dell'esistenza dell'Altissimo si trasforma nell'esaltazione degli standard della tecno-scienza e non fa che confermare l'ideologia dominante, concedendole anche le sue lettere di credito celesti.

E se, in fin dei conti, un certo darwinismo riveduto e corretto ci proponesse una visione più degna dell'operato divino di quella, troppo ingegnosa, troppo umana, dell'Intelligent Design? Certamente, bisogna criticare la selezione naturale in quanto è essa stessa derivata dal modello liberale malthusiano: concorrenza degli individui, sopravvivenza del più adatto, funzionalismo rivolto all'auto-conservazione e dunque subordinato a una “ontologia borghese”, secondo le parole di Robert Spaemann.

Bisogna anche ammettere che se la materia ha potuto raggiungere l'elevato grado di organizzazione che si incontra in te, caro lettore, è forse perché essa non è completamente indeterminata, ma possiede un'attitudine originaria verso le forme complesse, fino a quella umana.

Tuttavia, per l'apparizione delle forme variegate della natura, sono del parere di dare importanza particolare al caso, e perfino di radicalizzare l'idea con un'evoluzione realizzata attraverso il caso e le catastrofi. Dio è creatore di un certo ordine, ma non è l'ordine di un meccanico o un informatico.

Quest'ordine è il fondamento di un'avventura. È aperto al vento dell'imprevisto. Soprattutto, il Creatore è il solo – ed è proprio ciò che lo distingue infinitamente da ogni intelligenza creata – a potere agire attraverso il caso, perché ciò che è caso agli occhi del mondo è ancora sotto la guida della sua provvidenza.

È l'esperienza di tutti: quanto c'è di più decisivo nella nostra vita, a cominciare dalla nostra nascita, è frutto di incontri. Questa è la saggezza dell'amore: ho incontrato mia moglie per caso e questo caso coincide, a cose fatte, con la necessità più enigmatica.

Il mistero della Salvezza non procede come una deduzione a partire da principi. Accade attraverso l'avvenimento dell'incarnazione. Perché dunque l'evoluzione del vivente non dovrebbe rispondere alla stessa struttura? Perché non potrebbe farsi andando all'avventura, secondo un ordine che si dispiega attraverso l'avvenimento e l'incontro?

L'evoluzione non si è realizzata in modo lineare. È un dramma, pieno di rumore e di furore. Le prime stelle esplodono ed ecco che la distruzione permette la formazione del carbonio e dei metalli necessari alla vita.

Anche i viventi subiscono estinzioni di massa. Si manifesta qui un movimento che somiglia a quello della morte e risurrezione, come se il mistero pasquale apparisse in filigrana nello sviluppo della vita…

Comunque sia, è più degno di Colui che trascende il mondo agire attraverso le sue contingenze più catastrofiche. Cosicché e proprio là dove le scienze fisiche non possono più vedere altro che un puro caso, che la sua mano specialmente agisce.