Nell'età dell'"orfananza". Un contributo per il Sinodo dei vescovi sui giovani, di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 07 /10 /2018 - 22:36 pm | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito un articolo di Andrea Lonardo. Per approfondimenti, cfr. la sezione Giovani.

Il Centro culturale Gli scritti (7/10/2018)

Solo stando vicino ai giovani e ascoltandoli, giorno dopo giorno, ci si accorge che oggi essi sono profondamente diversi da quelli di cinquant’anni fa, quando reclamavano l’uscita di scena del “padre” nelle sue diverse forme – il docente, il papa, l’esperto, il papà, Dio stesso.

Come ha detto in maniera assolutamente incisiva Papa Francesco essi oggi sono “orfani”: non hanno più “padri” e li reclamano. Sono cresciuti senza padri e ne hanno bisogno.

Non combattono più contro il “padre” come alcuni decenni fa, perché il padre si è semplicemente liquefatto. I giovani, anzi, desiderano oggi un “padre”. Esprimono questa mancanza talvolta in forma rumorosa, altre volte in modo silenzioso. Non chiedono maggior libertà, bensì maggiore presenza e testimonianza di adulti che siano per loro punti di riferimento.

Per scontrarcisi, anche, o per seguirli. Scontrarsi con i padri o seguirli, in fondo, per i giovani oggi è meno importante che averli, che poterli incontrare. Per scontrarcisi o seguirli – lo decideranno loro -, i giovani cercano persone che abbiano consistenza, che abbiano una visione del mondo, che siano maestri, che abbiano compreso con passione cosa vale e ne parlino e lo testimonino, che siano “esperti” di amore, speranza, fede.

Aborriscono, invece, chiunque non abbia orientamento, chi dichiari di non aver appreso qualcosa di importante dalla vita, chi non abbia idee e passioni chiare, chi si limiti a dire: “Io adulto non so cosa voglio, ma ditemi voi giovani cosa desiderate”. Cercano adulti che si espongano e dichiarino cosa ritengono solido, valido, meritevole di cura.

Una canzone italiana bene esprime questa ricerca dei giovani, così diversa oggi da alcuni decenni fa, opposta a quella dei giovani di alcuni decenni fa:

[Sono] «orfano di origine e di storia
e di una chiara traiettoria,
orfano di valide occasioni
del palpitare di un’idea con grandi ali
di cibo sano e sane discussioni
delle storie, degli anziani, cordoni ombelicali
orfano di tempo e silenzio
dell’illusione e della sua disillusione
di uno slancio che ci porti verso l’alto
di una cometa da seguire, un maestro d’ascoltare
»
[1].

Recalcati sottolinea in maniera analoga come sia lontano il tempo del “complesso di “Edipo”, nel quale la persona che cresceva era paragonata ad Edipo che, per accedere all’amore, doveva uccidere il padre.

Oggi il giovane può essere paragonato piuttosto a Telemaco – afferma Recalcati[2] – a quell’altro giovane mitico, cioè, che non sa dove sia finito il padre ed esce con la sua nave a cercare il padre Ulisse/Odisseo nel vasto oceano perché ne ha bisogno e non sa come andare avanti senza di lui.

Da Edipo a Telemaco: quanto è diversa la situazione dei giovani oggi!

O ancora, come ebbe a dire Giovanni di Salisbury:

«Bernardo di Chartres diceva che noi siamo come nani seduti sulle spalle dei giganti. Vediamo quindi un numero di cose maggiore degli antichi non per la penetrazione della nostra vista o per l’elevatezza della statura, ma perché essi ci sollevano e ci innalzano di tutta la loro gigantesca altezza»[3].

Un arcivescovo di un’importante città italiana, persona molto aperta, mi ha raccontato personalmente che, avendo posto in atto un’inchiesta in vista del Sinodo presso gli stessi giovani su cosa essi chiedessero con maggiore urgenza, ha ricevuto come risposta queste tre grandi richieste:

1/ I giovani della sua diocesi chiedevano di essere aiutati a fare chiarezza su cosa essi credevano come cristiani e sul perché lo credevano. Affermavano di non essere in grado di reggere il confronto con tanti loro coetanei su questi temi.

2/ I giovani chiedevano dei preti disposti ad aiutarli nel discernimento, che fossero pronti ad accompagnarli e ad aiutarli a comprendere ciò che si agita nel cuore.

3/ I giovani chiedevano infine delle liturgie domenicali profonde, che li aiutassero ad essere comunità e a nutrirsi domenica dopo domenica della Parola e non fossero sciape e infantili.

Il Sinodo ascolterà questi giovani, oggi così diversi da quelli di alcuni decenni fa. La Chiesa si misurerà così con richieste molto diverse da quelle di un tempo. E, ancora una volta, sarà chiamata a discernere come camminare con i giovani del nostro tempo e non con quelli del tempo che fu.

N.B. In attesa di un testo più completo, cfr. i due audio sul tema:

- I giovani: per una visione adeguata (Lonardo ad abati e badesse benedettini)

- Giovani, fede e discernimento (Lonardo ai religiosi dell'Umbria - Collevalenza)

Note al testo

[1] N. Fabi, Una buona idea, dall’album Ecco, del 2012.

[2] M. Recalcati, Il complesso di Telemaco, Feltrinelli, 2013. Cfr. su questo Dove sono finiti gli adulti?, di Massimo Recalcati e Generazione Telemaco, di Claudia Mancini. Recalcati pretende però che solo padri dotati di passioni e competenze particolari siano in grado di assolvere al loro compito: sono, invece, sufficienti padri che credano alla responsabilità che si sono assunta con il generare, così come docenti ed educatori che abbiano intelligenza e passione per la loro vocazione. L’educazione non ha bisogno di esperti, bensì è compito comune, dato con la vita.

[3] Metalogicon, 3,4. Bernardo di Chartres morì tra il 1124 ed il 1126.